07* Due Tipi di ricercatore (6’36”)

Due Tipi di Ricercatore

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Entrare in una vera ricerca non significa che il modo in cui hai vissuto fino ad ora non ha avuto successo.

Il bisogno di una vera ricerca significa semplicemente che ci sono forme di successo che alla fine non si rivelano tali. Magari il tuo successo è completo, perfetto, eppure… eppure…

Ci sono due tipi di persone che si incamminano in una vera ricerca.

Il primo tipo si mette in cammino perché ha fallito nella vita.

Il secondo tipo invece si muove perché pur avendo avuto successo nella vita alla fine ha scoperto che in quel successo non c’era niente.

Solo una persona del secondo tipo diventa un vero ricercatore.

Il primo tipo non diventa un vero ricercatore perché non ha mai assaggiato l’uva.

La sua è una razionalizzazione: dice che non vuole l’uva perché è aspra ma in realtà non è mai riuscito a raggiungerla.

Quindi, in profondità nel suo inconscio rimane la voglia: forse se l’avesse raggiunta… chissà, forse qualcosa c’era.

Questo primo tipo di persone in realtà fugge dal mondo perché ne ha paura.

Anche se questa paura non è vera paura del mondo, è invece paura della tua interiorità, paura dei tuoi desideri non soddisfatti. Hai paura che se rimani nel mondo dovrai far fronte alle tentazioni.

Sai che dentro ci sono i semi, e appena si presenteranno le giuste condizioni questi semi sbocceranno e tu non sarai in grado di controllarli.

É questa paura che ti fa rinunciare al mondo.

La vera ricerca coinvolge un altro tipo di persone: quelli che hanno avuto successo e hanno scoperto che il successo in realtà è inconsistente.

Da lontano sembra una cosa splendida, ma quando lo raggiungi è semplicemente vuoto.

E più vai in profondità nel successo e più ti ritrovi nel vuoto.

Quando una persona cambia a partire da questa esperienza, allora il cambiamento è davvero vitale.

Ecco perché l’invito è a non fuggire dal mondo ma a conoscerlo, perché a quel punto non c’è più paura.

Hai conosciuto il mondo, hai scoperto la sua verità e adesso sai che non da appagamento.

Non è che non ci hai provato e non hai raggiunto dei successi.

Ti sei dato da fare, hai avuto successo eppure…

Non sei tu che hai fallito, è il mondo che ha fallito – e questa è una prospettiva completamente diversa.

Se fino ad ora hai fatto qualcosa che riguarda l’esterno, adesso comincia a fare qualcosa dentro, ma

continua pure a fare anche quello che fai nel mondo esterno.

Il dentro non è contro il fuori, il dentro è al di là del fuori.

Il dentro può giocare con il fuori, non c’è problema.

Anzi, in realtà è la cosa giusta, proprio come il giorno e la notte.

Si gioca con l’esterno e poi ci si sposta dentro, e questo è un buon cambiamento.

Se fino a questo momento hai fatto cose splendide nel mondo esterno, adesso lascia che la stessa energia si muova verso l’interno. Adesso fai che nasca un dipinto interiore.

Accade quasi sempre… trovi un bravo pittore, le sue opere sono buone, ma se guardi dentro di lui non c’è nulla. Magari trovi un bravo poeta, la sua poesia è splendida, ma se lasci da parte la poesia e guardi nel poeta, non c’è nulla. Ed è sorprendente come della poesia meravigliosa possa nascere da una persona tanto comune. In India si dice che se ami la poesia di un poeta non devi mai andare a incontrarlo, altrimenti sarai molto frustrato perché incontrerai una persona ordinaria, e talvolta più ordinaria dell’ordinario.

Perché un poeta ha solo alcuni  momenti nei quali è ispirato e in quei momenti non appartiene più a questo mondo. In quei momenti vola alto, l’ispirazione lo trasporta ed è una persona diversa.

Quando quei momenti cessano torna a terra e naturalmente, per ripristinare un equilibrio si ritrova ancora più in basso delle altre persone ordinarie. Dopo il volo deve atterrare e riposare.

Magari nella sua poesia ha parlato di Dio mentre nelle sue azioni sembra essere piuttosto diabolico.

Nella sua poesia magari parla di dimensioni sconosciute mentre nella vita si muove in modo volgare e osceno. E la stessa cosa accade con musicisti e pittori e altri artisti.

Ogni artista un giorno dovrà arrivare alla comprensione che ha già dipinto abbastanza all’esterno e che è il momento di dipingere dentro.

Non basta fare dei bei quadri, perché alla fine non potrai portare e mostrare a Dio nessun quadro.

Vedrà te, non i tuoi quadri!

Quindi dipingi te stesso e crea della bellezza dentro di te.

La meditazione non è altro che questo, l’arte di creare la bellezza interiore.

E se con una tela ordinaria e dei normali colori puoi creare delle opere così belle, cosa potrai fare sulla tela della coscienza usando i colori interiori dell’amore, della compassione, della gratitudine, della riverenza e della meraviglia?

Le possibilità sono immense e una volta che cominci a cercarle le troverai: sono li che ti stanno aspettando.

 

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